Alpinismo

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Riccardo Cassin

Riccardo Cassin

Riccardo Cassin 4112 anni fa, nasce a San Vito al Tagliamento Riccardo Cassin: è il 2 gennaio 1909.

Un’infanzia all’insegna delle privazioni, che lo porta a soli 12 anni a lavorare presso una bottega di fabbro. Presto si accorge di come lo appassiona correre nei boschi, salire le guglie di roccia e scoprire la natura.

Un amico, nel 1926, lo invita a trasferirsi a Lecco, dove il lavoro non manca. Nel tempo libero si dedica alla corsa a piedi, al pugilato, ma la Grigna lo affascina: inizia ad arrampicare nel 1929.

Le parole di Riccardo sono state sempre poche, inequivocabili ben definite, come uno spigolo di granito.

Cassin 1 1

La genialità sregolata non è mai appartenuta a Riccardo: lui, più di tutto, è stato un campione di metodo, che puntava al traguardo ed inevitabilmente lo raggiungeva. Uomo d’azione dotato di una intelligenza chiara e risolutrice.

Quando gli chiesero: la prima solitaria? rispose “preferisco la compagnia. La corda, anche se faceva quaranta metri senza un chiodo, è sempre una corda”.

Mario dell’Oro detto Boga, Gigi Vitali, Vittorio Ratti, Ugo Tizzoni, Vittorio Panzeri, Gino Esposito, uniti dall’amicizia e da un sano spirito di competizione, furono i compagni di cordata. Cassin 2 Grand Jorasses

Cassin ci ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, da un’epoca all’altra: un filo conduttore che dai pionieri delle montagne lecchesi, ci ha portato all’alpinismo globale extraeuropeo.

Le imprese le più famose di Cassin? Cima Ovest di Lavaredo, N-E del Pizzo Badile, Punta Walker delle Grandes Jorasses, al Mount McKinley in Alaska, al Gasherbrum IV.

Cassin rende le sue salite alpinistiche eleganti e con straordinaria capacità di valutazione nell’apertura.

Cassin al Badile 3

Riccardo, forte e determinato su roccia, si è rivelato efficiente anche su ghiaccio ed in alta montagna, dimostrando una grande versatilità. Era l’epoca in cui imperversava la polemica tra occidentalisti e dolomitisti, e il suo muoversi tra Alpi e Dolomiti furono la dimostrazione della superiorità della scuola orientale su tutti i terreni.

L’alpinismo inventato dai Lord inglesi e dalle loro guide valligiane era definitivamente tramontato: l’andar per montagne era diventato popolare, democratico. Lo è ancora, e il merito è anche di Riccardo Cassin. Siamo negli anni Trenta del secolo scorso.

Bastava andare i Grigna per incontralo: affabile, ma schietto nel suo linguaggio. Quando gli veniva richiesto “dove va l’alpinismo” rispondeva con una frase lapidaria, che risolve ogni problema: “In montagna, tutto il resto è un più”.

Per molti, ha rappresentato l’alpinista della domenica, perché Riccardo prima operaio, poi imprenditore, non abbandona la sua passione.

Bagozza 7Anche sulle montagne bergamasche Cassin ha lasciato a sua impronta: al Cimone della Bagozza (8 luglio1934); con Aldo Frattini e Rodolfo Varallo salgono lo spigolo nord tra fessure, diedri, una linea logica.

Di Riccardo Cassin, dobbiamo anche ricordare l’uomo che dopo l’8 settembre 1943 fonda la Brigata Rocciatori, aderendo al movimento di liberazione. Leader del gruppo, è il punto di riferimento degli Alleati per i rifornimenti e di chi, scappando dal regime, attraversa le montagne e raggiunge la Svizzera. La Brigata, Il 26 aprile 1945, partecipa attivamente alla liberazione di Lecco, ma purtroppo, Vittorio Ratti muore in un tragico scontro.

Per non disperdere il patrimonio delle imprese, della memoria e della cultura di Riccardo Cassin, il figlio Guido costituisce, nel 2002, la “Fondazione Cassin”. 

Messner Cassin Bonatti 5Riccarfo Cassin 6

Diversi sono i libri, dove scoprire l’uomo e l’alpinista Cassin: da “Dove la parete strapiomba” a “la Sud del McKinley” da “Cinquant’anni di Alpinismo” a “Capocordata”.

Nella nostra biblioteca li potete trovare.

Dicembre 2021 p.g.

Pizzo Cengalo - 3367 m e il “Cacao Meravigliao”

Cacao Meravigliao

Cacao Meravigliao 1
26.12.1987

“Cacao Meravigliao”…..qualcuno si chiederà: che rapporto ha con la montagna, o meglio, con il Cengalo?

Molti si ricorderanno la trasmissione “Indietro Tutta” con Renzo Arbore, dove la canzone Cacao Meravigliao era la canzone regina. Siamo nel 1987.

Il Pizzo Cengalo, dopo il Monte Disgrazia, è la più grande montagna della Val Bondasca (CH). La via normale è sulla parete Ovest-Sud-Ovest, che sale dal Val Masino.

Questa storia la troviamo però sulla parete Nord-Est.

Giuseppe “Popi” Miotti, Tarcisio Fazzini, Camillo Selvetti arrivano alle 12 alla base della parete, dopo aver lasciato alle spalle l’Alpe Laret sopra Bondo (CH). Si preparano velocemente e Tarcisio Fazzini inizia la salita. Presto questa diventa una sfida al limite delle proprie capacità. Dopo qualche tiro Tarci lascia a Miotti il piacere di scoprire la linea che va verso l’alto. Si fa buio, ma non c’è la possibilità di un bivacco. Salgono comunque con immensa fiducia, superando placche di granito incrostate di ghiaccio. Arrivano in vetta al Cengalo a notte inoltrata. Non si fermano. Scendono e solo alle 3.30 del 27 dicembre trovano un posto per bivaccare.

Una via di salita di prim’ordine considerata una linea all’avanguardia per il periodo. Oggi sarebbe considerata una impegnativa via di misto moderno. Il dry tooling era ancora agli albori. Purtroppo oggi non è più praticabile, per le note frane sulla parete del Cengalo.

CacaoPerché hanno scelto questo nome? Per rendere più solare una salita invernale!

Leggete l’affascinante, ironico e disincanto racconto di Giuseppe “Popi” Miotti, apparso anche sullo “Scarpone”, visibile a questa pagina.

I protagonisti?

lecco via del tarci 2020 14 risultatoGiuseppe “Popi” Miotti - fu protagonista dell’arrampicata in Valmasino, con il gruppo dei “Sassisti” dove l’andare per montagna non poteva essere solo sofferenza. Il suo alpinismo spazia dalla Patagonia, Karakorum, dallo Yosemite all’Albania. Coerente con la sua visione di montagna, nel 2015 si dimette da Guida Alpina e da Maestro d’Alpinismo, in quanto non condivideva la scelta dell’eliski. Potete conoscerlo meglio nel libro “Gli Archivi ritrovati…un percorso tra i monti”. Trovate La sua visione dell’alpinismo, la sua storia, la sua passione, quale forma espressiva e non di affermazione personale per il semplice gesto dello scalare.

Tarcisio Fazzini - Volete saperne di più? Leggete “Le vie de Tarci” scritto dal suo grande amico Giuseppe “Popi” Miotti. Fu alpinista a 360°, sapendo coniugare eleganza ed avventura. Le sue salite sono pietre miliari nell’alpinismo. E’ prematuramente scomparso nel 1990.

Camillo Selvetti - compagno di avventure alpinistiche con “Popi” Miotti, insieme hanno lasciato la loro impronta su diverse montagne della Val Masino. Estensore di guide sci-alpinistiche della Valtellina e della Valmasino.

CengaloCengalo 2thumb Gli Archivi

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