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Un chiodo fisso per 30 anni: 24 maggio

01 Mt EverestCi sono immagini che non ci lasciano mai. Anche dopo 30 anni. L’Everest non è, o meglio non era, montagna per tutti. Non solo per i suoi 8.842 mt.Quando ci svegliamo e vediamo che il nostro sogno si frantuma, rimaniamo senza parole: “Apri gli occhi, il momento prima o poi verrà” così pensava Mario Curnis.

È il 1973 quando Guido Monzino organizza la prima spedizione italiana all’Everest. Mario Curnis, Piero Nava, Mario Dotti, e Virginio Epis, bergamaschi d.o.c., vengono chiamati a far parte del team. Curnis è schietto, verace, senza peli sulla lingua. “Uno che dice la verità non va bene in questo ambiente”. Monzino non ci sta alle sue critiche e lo mette fuori dalla squadra di punta per raggiungere la vetta.

Nel 1994 riparte per la “sua” montagna: parete Nord dell’Everest “Abbiamo perso Bepi (Giuseppe Vigani, capospedizione)”: drammatica è la notizia che avvolge la spedizione e si torna a casa, con il cuore pieno di dolore. L’Everest rimane lì, nella testa di Mario.

02 MarioEgnet” (vieni)? chiede Simone Moro nel 2002. C’è solo una risposta: quando partiamo? Mario tocca il cielo e si dice:” è arrivata la volta buona”. Accetta, ma consapevole che a 66 anni non sarà una salita facile.

Nel programma di Simone Moro c’è anche la salita del Cho-Oyu, ma l’obiettivo per Mario era solo uno: l’Everest che per i tibetani è Chomolungma “Madre dell’universo”.

Quei luoghi li conosce bene, per avere a lungo vagato tra Nepal e Tibet. Non ha bisogno di una preparazione meticolosa e scientifica abbinata a dietologi o a preparatori atletici.  Alle13,00, dell’11 aprile, lascia il cantiere di lavoro. Due ore dopo è su un aereo diretto a Katmandu.

Raggiunge Simone Moro, che era partito prima, al campo base del Cho-Oyu. L’impatto non è dei migliori: esclama: “che babilonia”!! Si adatta e cerca l’acclimatamento a modo suo. Si congratula con Simone e i suoi compagni, quando ritornano dalla vetta di questo ottomila. Il morale è alle stelle. 

Dopo qualche giorno ci si trasferisce ai piedi dell’Everest, sul versante tibetano. Le emozioni si mescolano con i ricordi: guarda in alto e sembra che la montagna gli dica “Sei ancoraqua”??

In quel momento riaffiora quell’empatia, sopita per anni, tra la montagna e l’uomo. Un legame intimo, sincero, profondo. Nessuno nasconde niente.

Al campo base affollato, si fanno amicizie, anche se le lingue sono molteplici. Con Simone l’intesa è perfetta. Chi va in montagna, sa quanto sia importante l’armonia tra i compagni di cordata. Ningma, lo sherpa, ci mette del suo per rendere meno pesante la permanenza al campo base.

Dopo alcuni giorni inizia il su è giù: dal campo base ai campi uno, due e poi al tre.

Ningma è preoccupato per la salute di Mario e insiste con le sue domande: mal di testa?? La riposta è sempre un no secco e risoluto, ma non basta per tranquillizzarlo. Il giorno dopo Mario sbotta: “Ada che ‘l co’ ‘l ma fa mia mal” (guarda che la testa non mi fa male). Ningma lo guarda, sorride e fa cenno di sì con la testa. Mario ritiene che ”la lezione di bergamasco ha funzionato”. Simone scoppia in una risata.

Mario conosce i suoi limiti per non strafare e ogni giorno è impegnativo. Il mare di silenzio che lo circonda, non gli fa perdere la concentrazione e sa dosare la fatica.

Sveglia a mezzanotte e si comincia a salire. Manca poco alla vetta: le bombole d’ossigeno si bloccano per il gelo. Che fare? Mario sta toccando con mano un sogno rimasto nel cassetto per 30 anni. Raccoglie la grinta, la volontà, la forza della propria anima: alle sette è in vetta all’Everest.

03 in vettaÈ il 24 maggio 2002.

Il mondo cambia colore, la gioia di essere lì è stratosferica. L’intimità tra la montagna e l’uomo continua. Il tacito sorriso di Mario, è il suo ringraziamento. Abbraccia l’Everest con il cuore: per trent’anni erano rimasti in contatto.

Non è certo il capitombolo (frattura a due costone) sulla strada del ritorno, che può rovinare l’amicizia tra l’Everest e Mario Curnis.

Lo dico a tutti: l’importante, anche sull’Everest non è arrivare, ma riuscire a tornare” (cit. Mario Curnis)

 

Maggio 2020

p.g.

 

Altre informazioni sull’Everest di Mario Curnis, li potete trovare su “Nembro in Montagna” su l’Annuario CAI 2002. Con il libro “In Cordata” Ed. Rizzoli, potete approfondire la conoscenza di Mario Curnis.

04 MarioCurnis06 In cordata05 Annuario 2002

 

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